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A Calais di Emmanuel Carrére



Calais è una città del nord della Francia, negli ultimi due anni a ridosso del porto e del terminal ferroviario, dal quale partono i treni per la Gran Bretagna, una enorme bidonville accoglie 7 mila migranti. Nella “giungla”, così è chiamata, non c’è acqua, corrente; si vive al fango e al freddo e solo nel marzo scorso la Francia ha realizzato, a fianco della “giungla”, un campo di container-alloggio riscaldati e un altro, non lontano, riservato a donne e bambini che accoglie solo una parte dei migranti.

Carrére ha visitato la città e realizzato un resoconto ma evitando il racconto della “giungla”, spostando l’attenzione sulla città e i suoi abitanti, raccogliendo umori, percezioni. In tutto cinquanta pagine che parlano di Calais ma potrebbero riferirsi a qualsiasi città che in questi ultimi anni sta cercando di accogliere migranti e di gestire gli umori, la percezione e le prese di posizione e le azioni degli abitanti che sono contro i migranti, “Molti bianchi del Beau Marais, che vivono di disoccupazione, si trovano in una situazione forse meno precaria ma per certi versi molto più stagnante, più irrimediabile, e io mi chiedo se questo non incida, in modo consapevole o meno, sul loro risentimento.

 Carrère si è confrontato nei quindici giorni di permanenza con tante realtà, il centro culturale, le vie della città con i negozi serrati, il prete di frontiera e la libraia solidale. Il graffito di Banksy all’ingresso della baraccopoli, gli abitanti di Saint- Pierre, beneficiari di assegni sociali che vivono nei mini appartamenti in fitto, che espongono a Carrére la teoria del colibrì. “Nella Foresta scoppia un incendio, tutti gli animali fuggono, solo un colibrì vola fino al fiume, si riempie d’acqua il minuscolo becco e riparte velocemente per versarne il contenuto sulle fiamme. E continua così, andando avanti e indietro per tutto il giorno, fino a quando un ippopotamo gli fa notare che quelle poche gocce su un incendio così grande sono ridicole; lui gli risponde: forse, ma faccio la mia parte.”   

In quarta di copertina Carrére scrive: “Quello che mi interessa è poter scrivere un reportage esattamente nello stesso modo in cui scriverei un libro”. Ci è riuscito. Ma io sono di parte. Carrére è uno dei miei scrittori preferiti.



Editore: Adelphi 

Collana: Biblioteca minima
    
Anno di pubblicazione: 2016

Pagine: 48

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