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Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

Sala d'attesa: dall'oculista

Ieri ho accompagnato mio padre nello studio del dottor …, oculista. Siamo arrivati alle sedici e trenta, in anticipo di quindici minuti. Nella sala d’attesa c’erano sei persone. «È chiaro che l’appuntamento non verrà rispettato.» ho pensato, facendo un cenno d’intesa a mio padre.
Non si comprende se si verifica sempre un imprevisto oppure è una regola, per cui l’appuntamento salta. Credo piuttosto, sia un protocollo adottato da tutti gli oculisti per predisporre meglio il paziente alla visita. E immagino sia una materia di studio nei corsi di laurea di medicina: la sala d’attesa, approccio, strategie e modalità per una lunga attesa. Ma come il paziente si difenda dalla alienante attesa con assoluta abnegazione rimane un mistero.
Ieri però ho potuto osservare delle tecniche che riporto in ordine decrescente di efficacia:
Una signora che era seduta accanto a me ha aperto  – in preda ad isterismo -, la borsa, ha guardato dentro come se ci dovesse trovare chissà cosa e poi l’ha chiusa, sbuff…

Il silenzio dell'onda di Gianrico Carofiglio

Il padre è una figura di riferimento per ogni figlio. Che cosa succede quando viene a mancare?
Carofiglio intreccia in questo libro, editore Rizzoli, una storia che racconta due possibili strade, intraprese da un uomo e da un bambino, dopo una perdita così importante. Roberto è un quarantasettenne, carabiniere in congedo, alle spalle diverse missioni da agente sotto copertura. Una mamma italiana, un papà americano; un poliziotto, con il quale condivide la passione per il surf, che viene arrestato per una storia di racket e si uccide. «Ho rabbia verso mio padre non tanto per i reati che ha commesso, quanto per il fatto che di essersi ucciso e di avermi lasciato solo.» è quello che dice Roberto in una seduta dallo psichiatra.
Giacomo è un bambino di undici anni che ricorda poco del padre, morto quando lui aveva cinque anni, investito mentre era in motorino da un’auto. Il bambino la notte vive una vita parallela. Il tutto inizia la notte in cui vede il padre in sogno, era sorridente gli ha…

La bambina di neve di Eowyn Ivey

L’autrice è Eowyn Ivey, lavora part-time in una libreria indipendente, proprio lì, un giorno, ha scoperto una favola russa, Snegurochka e ne ha tratto ispirazione per il suo primo romanzo - editore Einaudi -, una favola malinconica.
Jack e Mabel, due coniugi non più giovani, si trasferiscono in Alaska. Cercano un po’ di serenità, la loro vita è segnata da una disgrazia: la perdita di un bambino. Alpine, sul fiume Wolverine, è un luogo ideale per ricominciare daccapo, nulla qui può rimandare al passato. C’è il silenzio che Mabel auspicava, ma c’è anche da fare i conti con una vita nuova, senza nessuna comodità, in cui tutto va costruito e guadagnato. Una sera nevica e, marito e moglie modellano nel giardino, davanti alla capanna, un pupazzo di neve, dandogli le sembianze di una bambina. Il giorno dopo il pupazzo è distrutto, mancano la sciarpa e i guantini, ma la vita è imprevedibile e questo posto è tutto da scoprire. Tra gli alberi, due occhi azzurri guardano nella direzione di Jack