Passa ai contenuti principali

Torto marcio di Alessandro Robecchi



Leggo pochi libri gialli, questo l’ho comprato perché convinto dalle parole di Corrado Augias nella trasmissione “Quante storie”. 

Torto marcio è un giallo ma anche no. Ambientato a Milano tra San Siro e via Manzoni, tra i quartieri di lusso e le case popolari occupate dai poveri, dagli africani, dai malviventi.
Il sovrintendente Carella e il vice Ghezzi (personaggi familiari per chi ha già letto altri libri di Robecchi) devono risolvere alcuni casi di omicidi, tre uomini, ricchi, il proprietario di una catena di macellerie di lusso, un architetto e un uomo dell'alta finanza; non hanno nulla in comune se non il fatto di essere stati trovati morti con un sasso bianco e liscio poggiato sul petto. Carlo Monterossi (il protagonista di tutti i gialli di Robecchi) autore televisivo della trasmissione trash Crazy Love, che non sopporta più, condotta da Flora De Pisis, che l'ha trasformata passando dalle lacrime d’amore a quelle per i morti ammazzati. Monterossi preferirebbe scrivere un saggio su Bob Dylan, ma suo malgrado gira per Milano alla ricerca di un anello prezioso rubato alla mamma della sua collaboratrice Katia, con l’aiuto del suo amico Oscar che sa sempre tutto. E in qualche modo finirà nell’imbattersi nella storia dei sassi. Il colpevole si troverà, ma sarà fatta giustizia? Tre morti ammazzati, varie ingiustizie del passato e del presente che si intrecciano. 

Tutti i personaggi hanno delle motivazioni, tutte comprensibili e giustificabili tanto da poter dire che tutti hanno ragione ma anche che tutti hanno torto, torto marcio. Robecchi stende diverse trame e con maestria le intreccia con abilità narrativa, con punte di riflessione sociale senza trascurare l’ironia.  


Editore: Sellerio editore

Anno di pubblicazione: 2017

Pagine: 432

Commenti

Post popolari in questo blog

Il mercante di libri maledetti di Marcello Simoni

Non mi piace leggere i best seller quando sono al loro apice di vendite e tutti ne parlano. Ma li leggo. Non sono il genere di libri che preferisco, di solito. Ma li leggo. Perché? Non lo so.  Per conoscere i gusti degli altri, di tutti coloro che non sono me, forse. Perché si può leggere in tanti modi;  per svagarci, per ridere, per riflettere, per dare nutrimento all’anima, per curiosità … ecco per curiosità, è la motivazione che mi ha fatto avvicinare al libro di Marcello Simoni . Il nuovo  Umberto Eco , dicono, alcuni. Non mi pare, dico io.  In comune con “ Il nome della rosa ” ha solo il periodo storico, poi la struttura narrativa, la costruzione dei personaggi, la trama, la ricercatezza delle parole, sono ben distanti dal capolavoro del Professore. È piacevole, è un libro per tutti; è un best seller. Siamo nel 1205 il mercoledì delle ceneri e padre Vivien de Narbonne è costretto a fuggire, dei cavalieri che indossano delle mascher...

Capolavori del Premio Strega

Dopo la collana " Racconti d'autore ", il 6 luglio, Il Sole 24 ore presenterà i " Capolavori dello Strega ", alle ore 18 presso la Biblioteca Angelica a Roma. Interveranno Tullio De Mauro , Gian Arturo Ferrari , Alberto Foschini , Armanda Massarenti , Melania Mazzucco , Stefano Petrocchi e Gianni Vallardi . La collana sarà in edicola da venerdì 8 luglio, si parte con " Il Gattopardo " di Giuseppe Tomasi di Lampedusa - che vinse n el 1959  il Premio Strega e Luchino Visconti nel 1963 ne fece un film - con la prefazione di Gioacchino Lanza Tomasi lontano cugino dello scrittore, al quale resta vicino negli ultimi tre anni della sua vita e dal quale nel 1957 viene adottato . Nelle prossime uscite i romanzi di Sandro Veronesi, Ennio Flaiano, Margaret Mazzantini, Niccolò Ammaniti, Elsa Morante, Umberto Eco, Melania Mazzucco, Bevilacqua, Primo Levi, Magris, Parise. Dunque questa collana è il pretesto per leggere o rileggere " un libro che non ha...

Il genio dell'abbandono di Wanda Marasco

In tanti libri si leggono storie, alcune meravigliose, poi ci sono libri che sono letteratura, ecco, Il genio dell’abbandono è letteratura. Il genio dell’abbandono è una biografia romanzata di Vincenzo Gemito scultore e pittore nato a Napoli nel 1852 e ivi scomparso nel 1929, artista in continua ricerca del dinamismo vitale nelle opere d’arte ha fatto a meno delle ricercatezze formali ma gratuite cercando il movimento al fine di rendere con veridicità l'espressività della vita, ma il senso del libro e tanto di più. Leggendo il libro, i dialoghi, mi sono ritrovato a modulare il tono della voce e a gesticolare, il testo ti spinge allo sdoppiamento, lettore – attore, ci si ritrova sospesi tra realtà e sogno, vero e verosimile: leggo ma non sto leggendo, vedo Vincenzo, Vicienzo e Peppino, uno produce l’arte, uno cammina svelto tra strade, case, folle, persone, luci e l’altro impersona gli altri due recitando in teatro. Qual è la realtà: io che leggo, io che recit...