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La reliquia di Costantinopoli di Paolo Malaguti



Ho deciso, quest’anno, di iniziare la mia partecipazione allo #Stregathon - lo sport per lettori forti-, ideato da Diana D’Ambrosio, che consiste nel leggere i libri finalisti che si contendono il Premio Strega, con La reliquia di Costantinopoli perché lo scorso anno Neri Pozza, casa editrice del libro, con Il genio dell’abbandono di WandaMarasco mi aveva regalato la più bella esperienza di lettura di tutti i libri partecipanti al Premio Strega. Quest’anno il livello generale delle opere è inferiore rispetto allo scorso anno e anche il libro di Malaguti, un romanzo storico, lo conferma: narra la caduta dell’Impero Romano d’Oriente e le vicende di un mercante greco di Costantinopoli e del suo socio ebreo-veneziano. 

Il pretesto narrativo è il recupero di un manoscritto che il precettore di Giovanni, il mercante Gregorio Eparco, aveva raccomandato di nascondere. Il manoscritto è un diario scritto in greco che racconta i giorni che precedono la caduta di Costantinopoli ad opera dell’esercito turco guidati da Maometto II e la missione di salvare le reliquie della cristianità custodite a Costantinopoli.


Il libro come si può immaginare ha una trama già ampiamente utilizzata, mi aspettavo quindi qualcosa di più. Apprezzo la precisa ricostruzione storica e l’imponente lavoro preparatorio che un’opera del genere immagino abbia riservato ma dal punto di vista narrativo il risultato non è dei migliori: i personaggi non sono mai usciti dalla pagina, i dialoghi sono poca cosa.  



 
Editore: Neri Pozza
    
Anno di pubblicazione: 2015

Pagine: 592

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