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Trilogia della città di K di Agota Kristof





Una favola nera, triste che all’improvviso si trasforma in un labirinto, ci cadi dentro, non sai come e quando è potuto succedere ma ti trovi invischiato nella storia, intrappolato: vite immaginarie, vissute, non riesci, caro lettore, più a comprendere qual è la verità della storia, storie nelle storie, un intreccio narrativo che ti terrà incollato alle pagine, una bramosia di arrivare in fondo, scoprire l’origine di tutto. Parole che ti si scolpiscono negli occhi, scene che si sovrappongono, disperate, dolorose, sorprendenti. E quando credi di aver compreso la trama, uno schiaffo ti sveglia: era un sogno, le cose stanno peggio di come le avevi intese.

La Kristof smaschera le rappresentazioni del mondo, lo capisci perché leggendo, forte è il ribrezzo, la voglia di chiudere il libro, perché quelle parole, poche volte le hai sentite, poche volte le hai lette con quella forza, parole crude, nette, perentorie, vere e non semplici rappresentazioni.

Non provare a leggere la trama del libro,  - in realtà tre libri: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna - , non scrivo volutamente nulla, e non leggere nemmeno la biografia della scrittrice, l’unica cosa da fare è tuffarsi nella lettura, ma ti avviso: non prendere impegni, appena inizierai a leggere, sarà impossibile smettere.

Trilogia della città di K di Agota Kristof

Editore: Einaudi
Collana: Super ET

Anno di pubblicazione: 2014, 1° edizione 1998 nella collana supercoralli

Pagine: 392
Traduzione: Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana, Giovanni Bogliolo.

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