Passa ai contenuti principali

Trilogia della città di K di Agota Kristof





Una favola nera, triste che all’improvviso si trasforma in un labirinto, ci cadi dentro, non sai come e quando è potuto succedere ma ti trovi invischiato nella storia, intrappolato: vite immaginarie, vissute, non riesci, caro lettore, più a comprendere qual è la verità della storia, storie nelle storie, un intreccio narrativo che ti terrà incollato alle pagine, una bramosia di arrivare in fondo, scoprire l’origine di tutto. Parole che ti si scolpiscono negli occhi, scene che si sovrappongono, disperate, dolorose, sorprendenti. E quando credi di aver compreso la trama, uno schiaffo ti sveglia: era un sogno, le cose stanno peggio di come le avevi intese.

La Kristof smaschera le rappresentazioni del mondo, lo capisci perché leggendo, forte è il ribrezzo, la voglia di chiudere il libro, perché quelle parole, poche volte le hai sentite, poche volte le hai lette con quella forza, parole crude, nette, perentorie, vere e non semplici rappresentazioni.

Non provare a leggere la trama del libro,  - in realtà tre libri: Il grande quaderno, La prova, La terza menzogna - , non scrivo volutamente nulla, e non leggere nemmeno la biografia della scrittrice, l’unica cosa da fare è tuffarsi nella lettura, ma ti avviso: non prendere impegni, appena inizierai a leggere, sarà impossibile smettere.

Trilogia della città di K di Agota Kristof

Editore: Einaudi
Collana: Super ET

Anno di pubblicazione: 2014, 1° edizione 1998 nella collana supercoralli

Pagine: 392
Traduzione: Armando Marchi, Virginia Ripa di Meana, Giovanni Bogliolo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Torto marcio di Alessandro Robecchi

Leggo pochi libri gialli, questo l’ho comprato perché convinto dalle parole di Corrado Augias nella trasmissione “ Quante storie ”.  Torto marcio è un giallo ma anche no. Ambientato a Milano tra San Siro e via Manzoni, tra i quartieri di lusso e le case popolari occupate dai poveri, dagli africani, dai malviventi. Il sovrintendente Carella e il vice Ghezzi (personaggi familiari per chi ha già letto altri libri di Robecchi ) devono risolvere alcuni casi di omicidi, tre uomini, ricchi, il proprietario di una catena di macellerie di lusso, un architetto e un uomo dell'alta finanza; non hanno nulla in comune se non il fatto di essere stati trovati morti con un sasso bianco e liscio poggiato sul petto.  Carlo Monterossi (il protagonista di tutti i gialli di Robecchi ) autore televisivo della trasmissione trash Crazy Love, che non sopporta più, condotta da Flora De Pisis , che l'ha trasformata passando dalle lacrime d’amore a quelle per i morti ammazzati. Monterossi ...

Seneca, il tempo e gli italiani

Sabato mattina sono stato in libreria con amici, e tra uno scaffale e l'altro sono attratto da " Lettere morali a Lucilio " di Seneca , uno di quei libri che ti appioppano a scuola e che assapori solo quando non ti viene imposto, ma se è il libro a sceglierti. Nella prima lettera del primo libro,  il tema trattato è il tempo: la maggior parte della vita se ne va mentre operiamo malamente, una porzione notevole mentre non facciamo nulla, tutta quanta la vita mentre siamo occupati in cose che non ci riguardano.  L'argomento della lettera di Seneca, che tra l'altro per sua stessa ammissione anche lui sperperava il tempo, mi ha spinto a sbirciare tra gli aspetti della vita quotidiana degli italiani con particolare riguardo al tempo dedicato alla cultura, e qui   trovate le informazioni fondamentali relative alla vita quotidiana degli individui e delle famiglie a  partire dal 1993. Saziati pure quando incominci l'orcio o stai per finirlo, quando sei a m...

Limonov di Emmanuele Carrère

Il libro è uscito nel 2012, è stato un caso letterario, scelto da "Repubblica" e dal "Corriere della sera", come il miglior libro, ha vinto la XV edizione del premio Malaparte e in Francia il premio Renaudot . È una biografia romanzata su Eduard Limonov , pseudonimo di Eduard Veniaminovich Savenko , scrittore e politico russo che, qualche giorno fa, ha compiuto 71 anni. Prima del bestseller di Emmanuel Carrère, nessuno lo conosceva, se non in Russia. Quando Carrère gli ha chiesto un parere sul libro, ha risposto così: «Non te lo dico. Forse un giorno te lo dirò o forse non te lo dirò mai. È meglio così».