Passa ai contenuti principali

Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi di Alessandro Piperno



Mio zio, appena poteva, infilava in qualsiasi discussione, la sua convinzione che, nonostante l’assoluta diversità, nulla potesse separare i fratelli. E questo libro mi ha ricordato lo svelamento estivo, sotto i pioppi di quelle elucubrazioni. E già questo varrebbe un giudizio positivo sul libro ma, c’è di più. Piperno scrive bene, la costruzione dei personaggi è così meticolosa che, mi sembra quasi di averla conosciuta la famiglia Pontecorvo. 

Inseparabili (Mondadori) narra le vicende della famiglia Pontecorvo la cui genesi origina in Persecuzioni (Mondadori 2010). I fratelli Pontecorvo si trovano agli antipodi, su ogni piano: caratteriale, estetico, verbale, sessuale ma, niente e nessuno potrebbe separarli. 

Dopo l’accusa di pedofilia, Leo, si chiude in cantina, Raphel, la moglie non lo nomina più e i due figli Filippo e Samuel non pongono domande. Il silenzio come rimedio per salvaguardare la fuoriuscita imprevedibile di qualsiasi parola; parlarne rievocherebbe il dolore e allora meglio vivere come se nulla fosse accaduto. Tutto procede e tutti sospendono il ricordo; ma “Solo i risentiti non dimenticano mai.”. 

In quella stessa cantina, rifugio e tomba di Leo, poi studio medico di Raphel, il ricordo incendierà la famiglia in una discussione che esploderà con virulenza. Samuel al fondo di una crisi economica, sentimentale, ed esistenziale, trova la chiave, l’origine della sua disfatta e decide che è arrivato il momento di manifestare i suoi dubbi, le sue certezze. Basta con la misericordia e con l’oblio. Un effluvio di parole inondano la mamma, figura ingombrante che manipola e decide per gli altri, e Filippo il fratello maggiore che, assorbito dall’imprevisto successo, non ha percepito il grido di aiuto di Semi in difficoltà. 

Con questo volume che chiude il dittico l’autore ha vinto il premio Strega 2012. I due libri sono indipendenti e si leggono anche separatamente. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Smith & Wesson di Baricco

Baricco ci sa fare con le parole, non lo scopro certo io. Sa scrivere, sa costruire storie e creare prodotti di narrativa. La narrativa è anche un prodotto, nella forma di libro lo è. Questo, Smith & Wesson, è mediocre. 
Per chi come me ha tanti libri di Baricco nella propria libreria e li ha pure letti ed apprezzati, non si può accontentare di una sceneggiatura come questa, banale sin dal titolo.  Ci sono alcuni passaggi alla Baricco, certo, e ci mancherebbe, ma manca del tutto quella magia, che quando affronti i suoi testi ti prende: leggi, ti fermi un attimo, e poi rileggi, ti fermi, vai avanti così per tutto il libro e quando hai finito di leggerlo ti dispiace e lo riapri, il libro, alla ricerca di quel passo che più ti è piaciuto e poi quell’altro e l’altro ancora, e cerchi di impararli a memoria, li appunti su un pezzo di carta che riponi accanto al letto sul comodino e prima di andare a dormire, ogni tanto li rileggi.
Baricco è un sacerdote laico della parola. In questo libro…

L'egemonia digitale di Renato Curcio

Questo libro ci restituisce le narrazioni d’esperienza di chi ha partecipato a un cantiere socianalitico che si è interessato alle modalità con cui l’impero virtuale cerca di costruire una capacità egemonica sul mondo del lavoro.
I lavoratori di diversi settori, sanitario, istruzione, giuridico, servizi, trasporti ecc.. hanno raccontato la loro esperienza di lavoro; il radicale cambiamento del lavoro ma più profondamente il proprio rapporto con gli strumenti digitali che mediano l’attività lavorativa.
Il libro ci invita a riflettere su questo processo in atto da tempo, l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo del lavoro e il disorientamento dei lavoratori. “Io sono l’Automa”, così si è presentato a una visita medica obbligatoria, un lavoratore Acea di Roma. “ In che senso, scusi?” gli ha chiesto la dottoressa. E lui, con un tono angosciato: ”Nel senso che ormai non sono più una persona, il tablet personale mi comanda come un robot; nel senso che mi sento un automa, gli presto le mani…

La bambina di neve di Eowyn Ivey

L’autrice è Eowyn Ivey, lavora part-time in una libreria indipendente, proprio lì, un giorno, ha scoperto una favola russa, Snegurochka e ne ha tratto ispirazione per il suo primo romanzo - editore Einaudi -, una favola malinconica.
Jack e Mabel, due coniugi non più giovani, si trasferiscono in Alaska. Cercano un po’ di serenità, la loro vita è segnata da una disgrazia: la perdita di un bambino. Alpine, sul fiume Wolverine, è un luogo ideale per ricominciare daccapo, nulla qui può rimandare al passato. C’è il silenzio che Mabel auspicava, ma c’è anche da fare i conti con una vita nuova, senza nessuna comodità, in cui tutto va costruito e guadagnato. Una sera nevica e, marito e moglie modellano nel giardino, davanti alla capanna, un pupazzo di neve, dandogli le sembianze di una bambina. Il giorno dopo il pupazzo è distrutto, mancano la sciarpa e i guantini, ma la vita è imprevedibile e questo posto è tutto da scoprire. Tra gli alberi, due occhi azzurri guardano nella direzione di Jack