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Una barca nel bosco di Paola Mastrocola



Ti dicono che non sai stare al mondo. 
Ti dicono che sei asociale.
Ti dicono che sei diverso.
Ti dicono che sei pazzo.
Perché?

Hai la presunzione di essere un individuo! E quando sei adolescente, emotivamente fragile,  cadi nella trappola del branco, che ti coopta, oppure riesci a resistere.  E prima che sia troppo tardi, invece, di affannarsi nella ricerca delle grandi speranze e delle grandi illusioni sarebbe meglio realizzare se stesso, anche se sei una barca nel bosco

Tu ne quaesiĕris, scire nefas, quem mihi, quem tibi
finem di diderint, Leuconŏe

Gaspare Torrente è uno di queste "barche" che non seguono la rotta predefinita. Su suggerimento di una sua insegnante della scuola media, madame Pilou, si è trasferito insieme alla madre, dall’isola al nord a Torino, per proseguire gli studi; perché il ragazzo è portato.  Ma ben presto si rende conto di non riconoscersi e di non essere riconosciuto dal “mondo”.  E inizia a lottare con se stesso per adeguarsi, senza riuscirci. 

Già dalle prime pagine, ho percepito Gaspare come un conoscente, alcune volte un parente, altre volte me stesso. Tutto il caleidoscopio emotivo è passato al settaccio: leggendo si finisce ad avere tenerezza, solidarietà, incredulità, rabbia, sconforto, (speranza?).

Questo libro, pubblicato da Guanda, con il quale Paola Mastrocola - insegnante di italiano in un liceo della provincia di Torino - ha vinto il Campiello nel 2004, non è solo un romanzo ma anche una fotografia della nostra scuola e società: impietosa. 

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