Passa ai contenuti principali

Hotel a zero stelle di Tommaso Pincio



Questo libro (editori Laterza, Contromano) è una bomba. Una deflagrazione potente che mi ha risvegliato. Ogni tanto e senza sapere come vago nell’indifferenza, conseguenza forse delle tante strade percorse che non mi hanno portato a scoprire nessuna meta, almeno significativa per me.
La società pressa con i suoi tempi omologanti. Si nasce, si cresce, si va a scuola, si inizia a lavorare, si conosce una ragazza che diventa tua moglie e, poi i bambini, s’invecchia e si muore. Be’ non va così per tutti ma il mondo non te lo perdona, se salti un passaggio, c’è e ci sarà sempre qualcuno che ti biasima, che ti dice: «E come mai? mi dispiace.», e per un attimo o per giorni, mesi anni, finisce che ti senti anche in colpa, e ti chiedi: «Forse c’ho qualcosa che non va, ma perché io, ancora …». 

Solo uno strattone, ogni tanto, mi dona lucidità, permettendomi di vedere aldilà delle nebbie, pesanti, che adombrano i pensieri, per osservare ciò che la vita sociale impone: un unico binario, che tutti in fila dovremmo seguire. Io non riesco a stare in fila, c’ho provato, non riesco ma, non mi sono perso, anche se qualcuno me lo vuol far credere. Ho scelto un’altra strada, non so se è migliore di quella comune ma  è mia. 

Tommaso Pincio direbbe che gironzolo alla ricerca di me fintanto che non comprendo quale tipo di sangue cavare dalla mia rapa. E ci vuole un non luogo per chi è un “vagabondo dell’anima”; per l’autore questo non luogo è per l’appunto un Hotel a zero stelle in cui l’ospite gironzola senza troppa arte né parte, può stare lì fin quando desidera. Chiuso in camera o scendere a scambiare quattro chiacchiere con il portiere. Ma può anche esplorare l’edificio, diversamente da ciò che accade negli alberghi usuali.

Un albergo a quattro stelle, ha quattro piani, necessari per raggiungere la conquista di sé. Alla maniera dantesca, l’ospite deve prima attraversare una selva oscura e poi tre fasi: inferno, purgatorio, paradiso; una per ogni piano. In ciascun piano tre camere che ospitano tre scrittori. 

Scrittori (Parise, Greene, Kerouac, Fitzgerald, Simenon, Wallace, Dick, Landolfi, Melville, Pasolini, Marquez e Orwell, con Burroughs e Kafka), che Pincio ha amato, che lo hanno accompagnato nel suo girovagare, e che in questo libro colloca nelle tre stanze per piano e, attraverso un’analisi critica e sociologica delle loro opere delle loro vite, ne fa mezzo di analisi per la propria di vita. 

Un libro che è una dissertazione sul non luogo, inteso non propriamente in senso stretto come appartenente a uno spazio geografico, ampio ma interno, forse immenso ma invisibile, che alcuni chiamano anima ma che in ogni caso è il “”; la ragione ultima di un senso che per tutta la vita o solo per un attimo tutti ricerchiamo. 

Commenti

Post popolari in questo blog

Kindle da oggi anche in Italia

Il vostro mal di schiena è peggiorato da quando leggete gli ebook sul vostro pc? Be' forse c'è un rimedio. E' disponibile da qualche ora sul sito Amazon Italia il Kindle Basic:  schermo da 6 pollici ad inchiostro elettronico E Ink; alto 16,6 cm largo 11,4 cm con uno spessore di 0,87 cm .   pesa solo 170 grammi; contiene fino a 1.400 libri Certo sul mercato c'erano altri ebook reader  ma ho l'impressione che la facilità di utilizzo e sopratutto il prezzo contenuto di questo siano elementi che stuzzicano all'acquisto. Il prezzo? 99,00 euro. Se vuoi acquistarlo qui Se vuoi scegliere gli ebook in italiano qui

Fiaba d'amore di Antonio Moresco

C’era una volta un vecchio pazzo, inizia così, come tutte le fiabe, anche questa scritta da Moresco. Il vecchio pazzo viveva su un marciapiede, vegliato da un colombo malandato, la sua vita procedeva immutabile, finché un giorno accadde una cosa incredibile. Una meravigliosa ragazza lo porta con sé a casa, se ne prende cura, lo lava, lo ama. Tutto bene quel che finisce bene, ma se il libro fosse finito qui, non mi sarebbe piaciuto: un barbone ai margini della vita sociale, la bella ragazza lo salva e se ne innamora, sembra un classico disneyano, ma per fortuna il libro non finisce, e anzi improvvisamente prende forma l’insperato, non solo per il vecchio pazzo ma anche per il lettore che ha voglia di abbandonarsi nell’impossibile avvicendarsi di parole non scontate e banali. Un libro, naturalmente sull’amore, sulla diversità, sulla povertà, sulla superficialità e la speranza. “Avevo spento tutte le luci della mia casa e della mia vita … avevo chiuso tutte le porte … mi ero me...

La misura eroica di Andrea Marcolongo

Dopo il gran successo del primo libro, La lingua geniale , nel quale Marcolongo ci ha raccontato perché amare il Greco antico, l a scrittrice che non voleva più scrivere di antico, di greco, si è presa del tempo per intraprendere un viaggio interiore, alla fine ha scoperto che avrebbe perso parte di sé se avesse abbandonato l’antico. In questo libro non parla di lingua greca ma utilizza il mondo antico, Le Argonautiche di Apollonio Rodio , l’archetipo dei romanzi di formazione, il racconto della prima nave che solca i mari non per fare la guerra ma per intraprendere un’impresa impossibile; conoscere se stessi, incontrare l’amore, e intreccia il viaggio di Giasone e dei suoi compagni con il suo viaggio personale. Tre piani narrativi, il mito greco più antico, il viaggio e l’autobiografia.   C’è nel libro una cura delle parole che raramente ho riscontrato in altri libri, “ Quando non capisco qualcosa della vita io risalgo all’etimologia della Parola per capire e dare u...