Se lei pensa di difendersi, sfidando “L'invincibile”, e da sola recarsi nel magico mondo in cui c'è “Chi ha e chi non ha”, sappia che “Di là dal fiume e tra gli alberi” c'è “ Il giardino dell'Eden” e lì, dopo “La quinta colonna”, gli “Uomini senza donne” si domandano: “ Per chi suona la campana” senza che il “Vecchio e il mare” riescano a dare una risposta; se lei riuscisse a sciogliere tale nodo, tutti insieme potremmo finalmente dire: “Addio alle armi”.
“ Da dove venite? A chi appartenete? Cosa andate cercando? ”. Non ci troviamo in Toscana e nessuno chiederà un fiorino. L’Irpinia è il luogo del libro, la terra dei padri, che il viandante narratore ci fa attraversare. Luoghi e personaggi intrisi di storia a cominciare dai loro “stortinomi”: Scatozza “domatore di cambion”, Mandarino “pascitore di uomini”, la Totara , Cazzariegghio , Pacchi Pacchi , Testadiuccello , Camoia , la Marescialla . Il libro è un viaggio dentro il mito, il viandante procede alla ricerca di se stesso, della propria natura dove “la terra rinnova l’inizio del tempo, indifferente agli uomini e all’opera loro.” e “I Siensi soltanto possono contrastare la paura incessante che ci governa,…”. Per tutto il libro Capossela semina, arricchendo il testo, espressioni linguistiche che suggeriscono suoni: il “ cambion ” che aveva il clacson con la ripetizione che strombazzava a ogni curva TABATABANATATA…, le civette, le cuccuvasce CU CU. “… i Canitrani...
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