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Zia Antonia sapeva di menta di Andrea Vitali



Ho scoperto Andrea Vitali per caso, ho letto, infatti, “Parola di cadavere” della collana Racconti d’autore del sole 24 ore e mi è piaciuto. Bello lo stile di Vitali, un tuffo indietro nel tempo nel saper raccontare italiano. Tutte le storie che racconta sono ambientate a Bellano che è il paese in cui vive e dove esercita la professione di medico. Anche quest’ultimo libro edito Garzanti, è ambientato nella sua bella città, in particolare nella casa di cura gestita dall’energica suor Speranza.

  Ernesto, il nipote che aveva accudito la zia per tre anni, andava a trovarla ogni giorno e, conosceva bene l'odore delle mentine di cui tanto era golosa e che circondava la sua cara parente, ma quel giorno nella stanza aveva sentito odore di aglio. Un particolare che accompagnerà il lettore di pagina in pagina e che coinvolgerà anche l’altro nipote Antonio, che non ha mai voluto sapere nulla della zia, il dottor Fastelli e il direttore della filiale del credito Orobico. Gli ingredienti per un buon minestrone letterario ci sono tutti, affamati commensali di lettere, buona lettura.


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La compagnia delle anime finte di Wanda Marasco

Dopo il meraviglioso Il genio dell’abbandono, Wanda Marasco torna a raccontare Napoli. Città dei paradossi, palcoscenico ideale per i personaggi che vengon fuori dalla penna della scrittrice. 
La voce narrante è di Rosa, seduta accanto al letto della madre morta, le parla, rievoca l’infanzia di Vincenzina, l’incontro con Rafele, suo padre, l’ostilità dei Maiorana, il prestito a usura prima subìto per pagare le cure di Rafele e poi praticato da Vincenzina, l’amica Annarella che vive con la madre pazza, il maestro Nunziata, e Mariomaria «la creatura che ha dentro di sé una preghiera rovesciata»; tutte “anime finte” che hanno un guasto.
La Marasco racconta nei suoi romanzi gli umiliati e gli offesi, la sua scrittura coglie le interiorità umane, le parole sono uno scandaglio che scendono negli abissi dell’animo di chi legge, lo scrutano, lo interrogano. Chi legge rimarrà incantato dalla scrittura poetica, evocativa, teatrale della Marasco.

Il libro, tra i dodici finalisti al premio Strega,

Nel guscio di Ian McEwan

Un romanzo irreale. L’io narrante è un non nato.
Un feto a testa in giù nel guscio materno assiste alle trame omicide della madre e del suo amante, lo zio Claude, un ricco immobiliarista. Dalla sua posizione non può vedere ma ascolta il piano per uccidere il padre, poeta sconosciuto e innamorato della moglie, assiste impotente al crimine. 
Nel guscio è una riproposizione di Amleto a partire dall'epigrafe “Oddio, potrei anche essere confinato in un guscio di noce e sentirmi il re di uno spazio infinito – se non fosse la compagnia di brutti sogni.”, una tragedia la cui narrazione non si snoda tra le mura del castello di Elsinore ma nella posizione privilegiata del ventre materno. 
Il piccolo ascolta dunque, ma non solo le voci anche gli stati corporei della madre, il battito cardiaco, avverte la pressione sanguigna e interpreta la madre da ciò che dice, dal suo agire e dal suo intimo. Ha il tempo per porsi delle domande, un fluire di dubbi, fino al supremo dubbio amletico essere o non…

Purity di Jonathan Franzen

Il libro è suddiviso in sette capitoli, interessante è il parallelo tra il regime socialista e quello digitale, tra i dossier della Stasi e quello della rete che mi ha fatto pensare all’ultimo libro di Renato Curcio, L'egemonia digitale e in particolare al passo in cui Curcio dice: “Nel Grande imprigionamento digitale – a differenza dei totalitarismi che hanno afflitto il secolo passato – sono i nostri “dati” e i nostri “profili” che vengono rastrellati, deportati e internati mentre i nostri corpi vengono lasciati “liberi” di imbrigliarsi ulteriormente nella Rete affinché possano contribuire incessantemente a produrre gratuitamente ulteriori aggiornamenti.
I personaggi sono complessi, ci sono intrecci erotici e soprattutto cerebrali, ognuno dei personaggi cerca di fare i conti con il passato, alcuni lo vorrebbero eliminare, altri metterlo in luce, tutti sono divorati dal senso di colpa e tutti hanno dei segreti e i segreti cosa sono se non il segno distintivo, la cifra identitaria…